Non sono nella posizione di scrivere l’esegesi dei testi di Luca Bizzarri, ma qualche suggerimento per una migliore e più efficace comprensione del testo qualcuno dovrà pur farla.

Facile pubblicare le foto di due (presunti) assassini e distanziarci dalla loro ferocia. Proviamo a capire dove ha origine, quale cultura manchi e quale sottocultura invece causi tragedie del genere. Perché vedo tutti tanto distanti da ciò che è avvenuto, ma qualcuno lo è meno.

L’accusa è pesante, è vero. Bizzarri ricorda a tutti che lasciarsi andare all’emozione, alla rabbia del momento scrivendo parole in libertà che incitino alla vendetta, alla violenza, alla rappresaglia fisica nei confronti degli uomini accusati di aver massacrato Willy Monteiro, ci avvicina pericolosamente allo stato di ferinità e sottosviluppo attribuibile a chi si riunisce in branco per massacrare un essere umano.

Per tutta risposta, sale in TT #Bizzarri inserito in tweet carichi di indignazione nei confronti del personaggio “che difende gli assassini” (in quale riga esattamente?) e che: faceva “Camera Cafè”, però faceva ridere l’altro, ma che ti aspetti da uno che è famoso perché faceva una sit com davanti a un distributore, ma poi chi è? …  dimostrando perfettamente la tesi del tweet incriminato e l’incapacità di comprendere un testo più complesso di uno scontrino del supermercato.

Quale cultura manca? Sicuramente quella dello “stato di diritto”, di questo parliamo.

Quale sottocultura causi tragedie del genere? Forse quella espressa da quella fascia di popolazione sedotta dagli squadroni neri, le ronde di picchiatori da curva calcistica, i ras del quartiere, gli energumeni che si vantano sui social delle loro armi e che si organizzano in partiti e movimenti di ispirazione nazista, quelli che esercitano il loro predominio riunendosi in gruppi per accerchiare e massacrare le loro vittime.

In realtà, il concetto espresso da Bizzarri è un’analisi di una certa società che esiste e sta acquisendo sempre più visibilità tramite i social.

In un secondo tweet, Bizzarri tenta di semplificare ulteriormente un concetto a mio avviso già chiarissimo:

Un assassino è “presunto” fino a che un tribunale dice che è un assassino. Un paese che fatica, o più spesso rinuncia, a comprendere questo concetto, non può migliorare. Un popolo che vuol farsi giustizia da sé è un popolo senza giustizia. È un popolo, appunto, di picchiatori.

Cosa fanno i “picchiatori” se non individuare la propria vittima tra persone che identificano come “quello che mi ha fatto un torto, che mi deve qualcosa” per poi tendere la trappola all’ inerme malcapitato, accerchiato e reso impossibilitato a difendersi? Facile vomitare minacce nei confronti di una donna incinta, compagna di uno degli “odiati”: è esattamente come accerchiarla in 10 mila e sfogare la propria rabbia su quella pancia. Sai piccino? Sei solo lo sperma sbagliato nell’utero sbagliato. Niente di personale ma devi essere abortito.

Tutto ciò, naturalmente, potete farlo in un Paese nel quale esiste libertà di parola e di espressione.

Nonché di “noncapireuntesto”.